Un piccolo gruppo con una favola grande da raccontare

Di Valerio Cuccaroni

Riprendiamo questo bel pezzo dal sito della rivista Argo.

Domenica 12 giugno 2011, Radicofani. Nella luce delle 8 passiamo di fianco alle ombre del giardino romantico esoterico “Bosco Isabella”, sotto le mura, a sud del borgo. In fondo alla strada una Villa Medicea, che un tempo era un albergo per persone importanti – ospitò anche il Marchese De Sade. E poi le colline tosco-laziali che ci aspettano per uno dei più bei tratti della via Francigena: la discesa da Radicofani a Ponte a Rigo.
Abbiamo dormito nell’Ospitale della Confraternita di Jacopo di Compostella, che gestisce un palazzo perfettamente ristrutturato, nel centro del paese, appartenente alla Misericordia. Tutto era in ordine, pulitissimo e i confratelli ci hanno accolto come dei re magi, con cena la sera e colazione all’alba, deliziose. Per far dormire Lucio ci siamo portati da casa il lettino da campeggio.
Ed eccoci qui, ora, piccolo gruppo di pellegrini laici: Giacomo, Paola, Ercole, Antonella, Immanuel, i due Giovanni e noi tre – mia moglie, mio figlio ed io. Un piccolo gruppo con una favola grande da raccontare. Cammina cammina. Con Lucio sulle spalle, parlando ora con uno, ora con l’altro dei nostri compagni di viaggio abbiamo realizzato un sogno sognato da fine gennaio, per tutta la primavera.

Da Carla Benedetti, domenica 23 gennaio:
«Caro Valerio,
[...]. La riunione di cui ti parlavo, per le “tribù d’Italia”, si svolgerà domenica prossima alle 14.30 alla Cascina Cuccagna di Milano (metro Porta Romana-linea gialla). Sarà una riunione ristretta, per trovare assieme nuove idee su come rilanciare l’iniziativa delle Tribù. A Castiglioncello ci siamo incontrati e raccontato ognuno le prorpie esperienze. È già qualcosa, ma occorrerà fare di più, trovare una forza moltiplicatoria…
Trovi informazioni sulla Cascina Cuccagna e anche l’indirizzo preciso sul loro sito.
A presto
Carla».

Cascina Cuccagna, domenica 30 gennaio. Prima della riunione, quelli della Cascina ci hanno portato a visitarla, illustrandoci, di fronte a stanze spoglie, vani senza porte, ali dell’edificio diroccate, il progetto da cui la Cascina dovrebbe risorgere. Stregoneria. Qui laboratori di teatro per bambini, là un ristorante biologico e uno spazio per i piccoli coltivatori, fuori gli orti. Su e giù per le scale. Magia della prefigurazione. Poi la riunione ristretta.
Giro di idee per rimettere in moto le Tribù d’Italia, riunite per la prima volta a Castiglioncello il 17 e 18 ottobre 2009 dalla rivista «il primo amore». Antonio Moresco tira fuori una lettera del paesologo Franco Arminio, assente, ma desideroso di accoglierci nella sua terra, magari dopo un viaggio a piedi. Ed ecco il viaggio a piedi da Milano a Napoli, «agguerrito e pacifico, nel 150° anniversario dell’Unità, per ricucire con i nostri passi un Paese che si vuole sempre più disunito e devastato» (dal blog).

Di viaggio in viaggio a piedi. Sentiero del Monte Conero, direzione Pian di Raggetti, sabato 18 giugno. Escursione poetica per ascoltare Arminio, invitato al nostro piccolo poesia festival La punta della lingua. I musici e il direttore artistico già lontani, ansiosi di arrivare. Noi dietro, io e Livio, il figlio di Arminio, cauti custodi del mostro John Giorno, esibitosi il giorno prima, dopo aver attraversato l’oceano, ma desideroso di assistere, infaticabile, a quel rito. Attenti a ogni suo passo, sulla ghiaia del sentiero.

Nel bosco buio, sospese nel buio, in mezzo al sentiero buio, poi, le luci delle lucciole, anzi dei luccioli. I luccioli emettono segnali luminosi per sedurre le femmine, che ondeggiano sugli steli d’erba per farsi notare. Di fronte a quelle scie luminose, che come lubrichi fotonici arano la notte, restiamo immobili per un attimo. Retorica della verità e della favola, magia incarnata, sacro terreno. Sgomento, silenzio, senso del limite e dell’illimitato. Bibidi, bobidi, buh!
Vento forte a Pian di Raggetti. Un corteo di oltre persone ci raggiunge. I musici a suonare sugli steli d’erba e gli spini dei cardi. Arminio, con la sua tenue luce sulla fronte elettrica, il suo vocione divenuto vocina nel fragore del vento. «Eccoci, siamo una comunità provvisoria».

A Castiglioncello Marco Baliani manifestò un bisogno: il bisogno del sacro, di un sacro non religioso, non solo per iniziati, qualcosa di molto concreto, per sentire dentro di sé la partecipazione alla sacralità del mondo, della vita. Sentiva il bisogno di cerimonie, corali, collettive, da reinventare. Aveva ragione. Peccato che a Radicofani o sul Conero non ci fosse. Mi sarebbe piaciuto discutere con lui delle sacre invenzioni.

A Tiziano Colombi, domenica 22 maggio:
«Care Tribù camminanti,
vogliamo ringraziarvi perché da qualche settimana Cammina cammina ci ha spinto ad allenarci per partecipare all’avventura in perfetta forma e consapevoli.
Per questo ci stiamo divertendo a fare un’escursione diversa e più impegnativa ogni domenica.
Siamo genitori di un bimbo di dieci mesi e da quando abbiamo iniziato ad allenarci ce lo portiamo in spalla, in un apposito zaino, per le nostre escursioni lungo i sentieri del Parco del Conero. Nostro figlio si diverte un mondo, canta, indica gli alberi, i giochi di luce tra i rami e dice bau bau a tutti gli animali, anche quelli che noi non vediamo ancora, ma che ci stanno aspettando più avanti, sul nostro sentiero. Come il cane bianco, una specie di setter, che abbiamo incontrato oggi, nella Traversata del Conero, un itinerario che dal Poggio (piccola frazione di Ancona, incastonata nel Parco) giunge a Sirolo (comune del versante diametralmente opposto, a picco sul mare).
Prima del Conero abbiamo percorso a piedi, circa un mese fa, il Parco del Cardeto di Ancona, uno dei più grandi parchi urbani d’Italia, che attraversa la città da costa a costa e che il 25 luglio dello scorso anno, nell’Ottantesimo anniversario della sua nascita, abbiamo intitolato al grande poeta agontano Franco Scataglini (1930-1994). Un tempo zona militare è stato recentemente restituito alla cittadinanza, che ne può finalmente godere gli straordinari tesori, tra cui un bastione e un cimitero ebraico risalenti entrambi al Cinquecento, da una parte, e i resti di un anfiteatro romano del I secolo dopo Cristo, dall’altra. In mezzo la macchia mediterranea e sotto il mare.
Poi siamo andati da Varano, frazione di Ancona in cui viviamo, a Camerano, andata e ritorno, passando in mezzo a campi coltivati, maneggi e agriturismi, tra le colline del Rosso Conero.
Oggi che vorrebbero spingerci a consumare solo film in 3D, di fronte a quelle verdi profonde odorosità, ci siamo accorti che lo spettacolo della natura è l’unico autentico in 3D, per di più gratuito e senza bisogno di fastidiosi occhialini, per cui dovremmo davvero cominciare a dirlo in giro: “Venite al cinema nella natura!”.
Con la scusa di prepararci a Cammina cammina, stiamo passando una domenica più bella e sognante dell’altra, insomma. Grazie.
Valerio Natalia e Lucio»

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